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SAPRI-1

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Bomba a mano modulare componibile in quattro varianti, offensiva, difensiva, difensiva rinforzata e da fucile.
I documenti che allego la datano agli anni 60.

Offensiva

Difensiva

Difensiva rinforzata

Da fucile

Nel secondo dopoguerra, le Forze Armate italiane avevano l'assoluta necessità di sostituire le tre bombe a mano risalenti al 1935 (le celebri e ormai obsolete "tre sorelle": SRCM Mod. 35, OTO Mod. 35 e Breda Mod. 35).

Il Ministero della Difesa aprì la strada a proposte e progetti da parte di inventori e ditte private. In questo fervore ingegneristico nacque la S.A.P.R.I.,
Non si trattava di un colosso statale degli armamenti (come la Bombrini Parodi Delfino - BPD o la Società Italiana Prodotti Esplodenti - SIPE), ma di uno studio di progettazione e fornitura meccanico-militare, una piccola realtà aziendale privata attiva a Roma a cavallo tra la fine degli anni '50 e gli anni '60, che cercò di inserirsi nei programmi di ammodernamento dell'Esercito Italiano.
la quale propose una soluzione radicale ed estremamente futuristica per l'epoca: ridurre i costi logistici creando un'unica bomba modulare anziché produrre modelli diversi per scopi diversi.

La ditta che ideò e produsse i pochissimi prototipi di preserie della bomba SAPRI-1 acronimo di Società Azionaria Forniture Industriali Romane
I dettagli tecnici emersi dai faldoni d'archivio evidenziano l'ingegnosità della ditta.

Alla base di tutto vi era la modularità:
Il cuore del progetto S.A.P.R.I. era un corpo bomba base in materiale leggero (plastica o alluminio per la configurazione offensiva).
 
I kit di trasformazione:
La ditta forniva delle "camicie" esterne in ghisa o acciaio preframmentato che il soldato poteva avvitare o incastrare sul corpo base per trasformarla sul campo in bomba difensiva o difensiva rinforzata.
 
L'uso da fucile: Progettarono un codolo metallico inferiore che permetteva di innestare l'ordigno direttamente sul tromboncino del fucile d'ordinanza (all'epoca il Garand M1 modificato o i primi BM59 Falco), trasformandola in una granata da fucile.

Nonostante l'idea della S.A.P.R.I. fosse concettualmente eccellente (tanto da attirare l'attenzione dell'intelligence americana, l'arma si rivelò troppo complessa e costosa da produrre in serie per gli standard industriali italiani dell'epoca.
Inoltre, l'assemblaggio dei moduli sul campo sollevava forti dubbi sulla sicurezza d'impiego in situazioni di forte stress psicologico per il soldato.
 
L'Esercito Italiano scartò il progetto, preferendo mantenere ancora a lungo la vecchia SRCM 35 e adottando solo decenni più tardi (negli anni '80) la plastica e la frammentazione controllata con la OD 82. Senza commesse statali, la S.A.P.R.I. cessò lo sviluppo di armamenti e la bomba rimase un rarissimo pezzo da collezione, di cui esistono pochissimi esemplari inerti da esposizione.

Il concetto alla base della sua progettazione era l'intercambiabilità totale, il soldato trasportava un corpo base e degli accessori separati, potendo configurare l'ordigno in pochi secondi a seconda dello scenario tattico.
 
Quattro le varianti Tattiche

1. Variante Offensiva
 
Configurazione: Solo il corpo bomba base cilindrico, privo di camicie metalliche esterne.

Effetto: Sfruttava esclusivamente l'onda d'urto dell'esplosivo.

Raggio d'azione: Molto ridotto (circa 5-10 metri), ideale per l'assalto poiché le schegge non rischiavano di colpire il lanciatore scoperto.

Distanza di lancio: Massima (circa 35-40 metri) grazie al peso ridotto.

2. Variante Difensiva
 
Configurazione: Sul corpo base veniva inserita e avvitata una camicia esterna in ghisa pre-frammentata.

Effetto: Generava una fitta rosa di schegge letali ad alta velocità al momento della detonazione.

Raggio d'azione: Ampio (circa 20-30 metri). Il lanciatore doveva obbligatoriamente trovarsi al riparo (es. in trincea) al momento del lancio.

3. Variante Difensiva Rinforzata
 
Configurazione: Prevedeva l'applicazione di una seconda camicia di frammentazione addizionale sovrapposta alla prima, oppure l'uso di una camicia pesante monoblocco a frammentazione maggiorata.

Effetto: Massimizzazione del potere d'arresto e della proiezione di schegge pesanti in un raggio d'azione esteso, pensata per la difesa statica di postazioni fortificate.

4. Variante Da Fucile
 
Configurazione: Nella parte inferiore del corpo bomba veniva avvitato un codolo metallico stabilizzatore dotato di alette.

Impiego: L'ordigno veniva infilato sul tromboncino del fucile d'ordinanza (es. Garand M1 modificato o BM59) e propulso a grande distanza tramite il fuoco di una cartuccia speciale senza proiettile (propulsiva a salve).

Gittata: Estesa a oltre 100-150 metri, trasformando la bomba a mano in un piccolo proietto d'artiglieria da fanteria.

Dettagli sulla Spoletta e sulla Sicurezza
 
Il sistema d'accensione studiato dalla S.A.P.R.I. doveva essere altrettanto versatile per assecondare la modularità:
 
Prevedeva una classica leva di sicurezza (cucchiaio) tenuta in sede da una copiglia con anello.
 
Al momento del lancio, la leva volava via liberando il percussore interno, che andava a colpire la capsula d'innesco dando inizio al ritardo pirotecnico (stimato sui classici 4-5 secondi, standard NATO per le bombe a mano).
 
Nella variante da fucile, il sistema era modificato o predisposto per attivarsi per inerzia/impatto all'arrivo sul bersaglio per evitare che la bomba esplodesse a mezz'aria prima del tempo.
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