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Mine WW1


1400, con la  scoperta della polvere nera inizia la storia delle mine.
Inizialmente con il termine mina si intendeva una operazione di scavo terminante con una carica esplosiva destinata a brillare sotto le mura nemiche e destinata allo scardinamento delle difese.
Si mettevano in atto anche tecniche di contromina, consistenti in gallerie a loro volta minate che intercettavano quelle degli attaccanti.

Si passo poi all' utilizzo degli esplosivi per una difesa attiva della posizione.
Le "fogate"

La fogata consisteva in uno scavo di forma tronco piramidale orientata a circa 45 gradi al cui vertice vi era la carica di esplosivo.
Si distinguevano in:

  • Semplici, una scavo con solo l' esplosivo


  • Petraie, dove sopra l' esplosivo si poneva uno strato di pietre che venivano proiettate a mitraglia dall' esplosione.


  • Esplosive , ove vi era una cassetta di legno con alla base una carica di esplosivo che proiettava in aria delle bombe sferiche. Tali bombe erano poste a testa in giù in modo che la miccia fosse accesa dalla fiammata dell' esplosione della carica di lancio ed esplodessero quindi a distanza o in aria.




L' accensione avveniva a miccia.
Tuttavia la lunga preparazione e la facile individuazione ponevano molti dubbi sulla reale efficacia, spesso l' effetto era più morale che materiale

Sul finire del 1800 l' uso delle fogate fu sostituito dalle cosidette "torpedini", si possono definire le prime mine antiuomo.
In pratico un involucro contenente la carica e del materiale di rinforzo per le schegge della mitraglia, il tutto azionato automaticamente da un innesco a pressione (torpedini automatiche) o comandato elettricamente o con una miccia (torpedini comandate).




I primi modelli di torpedini si basavano su di un semplice innesco a frizione, il passaggio sopra un perno interrato o su di una tavoletta oscillante, azionava uno stantuffo che frizionando della pasta svedese la incendiava causando l' accensione della miccia della torpedine.
Purtroppo tali ordigni erano sensibilissimi sopratutto all' umidità.

Un impulso all' uso delle torpedine riprese con la scoperta nel 1850 degli inneschi chimici.
tali inneschi dimostrandosi meno sensibili ai fattori ambientali (essendo costruiti in vetro) permisero la costruzione di evolute trappole.

Una tiopologia di torpedine automatica è quella con innesco ad acido.
Una cassetta di legno conteneva del clorato di potassio ed una fiala di vetro dell' acido solforico, la pressione su di un percussore mobile di vario tipo rompeva le fiale mettendo in contatto i due composti chimici che incendiandosi accendevano la miccia che innescava la carica della torpedine.

La prima torpedine italiana risale al 1890, la "torpedine terrestre Marzocchi".

Si trattava della semplice applicazione dell' innesco chimico a quella che era la bomba delle fogate esplosive.
Una tavola di legno ( quadrata di circa 50 cm) faceva da base ad un fornello in ghisa che riportava l'ingresso della miccia di innesco ed una carica di polvere nera, sopra vi era messa rigirata una granata sferica (con la miccia di accensione tuffata nella carica di lancio).
Il tutto era protetto da una inceratura per resistere sottoterra all' umidità.
Come innesco una cassetta di legno lunga 1 metro e larga 10 centimetri con la parte superiore mobile e la sfera contente l' innesco chimico e la miccia al centro.
Il passaggio sul travetto mobile della cassetta in un punto qualsiasi del suo metro di lunghezza provocava la rottura dell' innesco e l' accensione della miccia.
La miccia causava l' esplosione della carica di lancio alla base della granata sferica, che proiettata in alto a circa 3/4 metri esplodeva proiettando tutto intorno le sue schegge metalliche.

Con la guerra russo-giapponese del 1905 si assiste all' utilizzo delle artiglierie delle bombe a mano e dell' uso delle torpedini, si potrebbe definire la prima delle guerre moderne.
Si perfezionarono anche metodi di accensione elettrica sia comandati che automatici e specifiche per la creazione di campi minati e linee di difesa minate.

Con la guerra anglo-boera si svilupparono una serie di tecniche per la protezione dei reticolati e si diede un notevole impulso a quelle che venivano chiamate le "mine di campagna", si svilupparono degli accenditori a scatto particolarmte efficaci per la protezione di linee di reticolati o adatti per trappole antiuomo.

Qui una immagine tratta da un manuale austriaco nel quale si illustrano alcune  tecniche di protezione e trappole con mine.

Questa immagine tratta da un  atlante della scuola di artiglieria  e genio ritrae una trappola a strappo di segnalazione,tuttavia analogo sistema veniva adottato anche per le trappole a difesa dei reticolati.

Per vedere il manuale click su immagine a lato

Anche gli italiani utilizzarono degli accenditori a strappo per attivare le trappole esplosive.

Un esempio di carica esplosiva sia difensiva che offensiva è la "Torpedine Venturi" , quì armata con la miccia a mina

Quando parliamo di mine ci vengono in mente i campi minati anticarro e antiuomo, in realta la parola mina si applicò anche alla tecnica di minamento di costoni rocciosi posti sopra gli appostamenti del nemico.
Le cariche brillando dovevano provocare le frane letali.

Oppure si posizionava la carica proprio sotto al nemico in gallerie appositamente scavate.

La guerra di mine sotterranee prosegue, sotto le trincee, le fortificazioni e le montagne
Qui di lato un manuale francese per le truppe americane.
Comunque le tecniche messe in atto sono le medesime per tutti gli eserciti.

Quì sotto due pagine tratte dal manuale dell' ufficiale sulle Alpi

Vengono messe a punto tecniche e materiali sempre più efficenti, come miccie cassule detonanti ed esploditori più efficenti

Esploditore Cantomo
Esploditore Perego 1918

In quella che fù la guerra di mine combattuta scavando gallerie sotto le trincee del nemico o sotto strati di roccia da fare crollare, si svilupparono delle tecniche di difesa tese ha rilevare tali scavi.

Le tecniche si basavano sulla rilevazione della direzione dello scavo triangolando con ascolto e bussola.
L' intensità del suono dava la profondità dello scavo.


Durante la guerra con la turchia del 1911 gli italiani svilupparono la "torpedine Gonella".
Si trattava di un parallelepipedo di lamiera di ferro di forma tronco conica, riempito di schegge metalliche nella parte superiore e con alla base un alloggiamento per dei candelotti di gelatina esplosiva.
Carica in opera pesa tra i 18 e i 20 kg.
Aveva la particolarità di poter essere usata anche nei terreni innevati.

Descrizione tratta dal "manuale dell' ufficiale del genio in guerra -edizione 1915-"

Data la scarsità di bombe a mano in dotazione l' Italia fù costretta ad approvvigionarsi all' estero, in Danimarca furono acquistate le bombe a mano Aasen modello A2.
Tale bomba a mano poteva essere usata per costruire dei campi minati, mediante la sostituzione del detonatore a percussione con un accenditore elettrico.

Sui manuali d' epoca si mostravano anche  particolari utilizzi delle bombe a mano.
Qui delle granate carbone con accensione a strappo inserite in una cassetta di legna con il coperchio che mediante un sistema di carucole strappava il nastro di accensione alla sua apertura, quando calpestato.
In pratica una mina/trappola

Come mine terrestri potevano anche essere usati dei proiettili di artiglieria di calibro 149, con un apposito accenditore elettrico che sostituiva la spoletta.

Con l' arrivo dei primi tank, si realizzò che le mine costituivano un ottima difesa contro questa nuova arma.
Si realizzarono delle spolette a pressione da adattare sui proiettili d' artiglieria di grosso calibro, che interrati in verticale sarebbero esplosi con la pressione esercitata dal passaggio dei cingoli.

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